È inutile nasconderlo: noi siamo amici di Aradeo. Amici intimi si direbbe, perché la frequentiamo da una vita, sebbene proprio per colpa di questa pluriennale relazione la vista ci si è offuscata sotto il peso dell’abitudine e Aradeo, ormai, la vediamo sempre uguale. Anzi, peggio, con gli anni a volte abbiamo posto l’accento sui suoi difetti, estetici e caratteriali. Perché ha poco centro storico, perché a volte è egocentrica, perché con la sua voglia di fare rischia di strafare, perché perché perché…Ma siamo stati cinici e meschini. Per riacciuffarne la bellezza, allora, l’abbiamo guardata attraverso la lente di una fotocamera durante la prima serata della Sagra te lu pummitoru schiattarisciatu.






Una sagra abbastanza nuova, che rispecchia l’animo di questo paese che anno dopo anno prova a rinnovarsi, con elementi di novità architettonica che si aggiungono a quelli accumulati negli anni. Linee, angoli e pattern segno di una personalità complessa, che non si può certo riassumere in semplice tufo, forme geometriche anonime e colori piatti.



E il suo parchetto, la “villa”, perno della socialità fervida che la caratterizza e che un tempo raccoglieva sin dalla culla i suoi abitanti.

Quella villa oggi prova a rinascere, tra le facce incuriosite e speranzose dei vecchi avventori che nostalgicamente vorrebbero un futuro bello come il proprio passato e che oggi si accontentano di assistere a una partita di calcio saponato.



Eppure la faccia moderna della “polis” è rappresentata dai suoi bar e locali, che hanno contribuito a una movida ormai nota in tutto il territorio.







In questi ritratti e volti è racchiusa una vitalità mai sopita e che mai e poi mai morirà. Perché continua a crescere, trave su trave.
SP