Crisi, amori e follie. Tutto il Cinema del Reale 2012

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Evento dei più pregevoli dell’estate salentina, la Festa di Cinema del Reale resiste nonostante le mille difficoltà che è necessario sopportare se si vuole portare avanti un discorso di qualità in questi tempacci senza soldi per nessuno. Paolo Pisanelli e i ragazzi di Big Sur stringono i denti e l’Apulia Film Commission premia i loro sforzi, assicurandoci altre due edizioni e – piccola indiscrezione fatta a Urka – forse anche una versione invernale. Alleluja! È un attestato di fiducia da parte delle istituzioni, che gli organizzatori si sono guadagnato per via di un programma di tutto rispetto, ricco, variegato, attento al presente come al passato, frutto di un cesellamento che dura un anno.

Niente è lasciato al caso, a cominciare dalla scelta della location, il magico Castello Risolo di Specchia.

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C’è il festival del documentario, innanzitutto, dove il ruolo del protagonista quest’anno è affidato a Alexander J. Sailer (foto giù), documentarista svizzero, ma anche autore, produttore, giornalista, uomo impegnato. Imperdibili i suoi A Fleur d’eau, cortometraggio vincitore di una Palma d’Oro nel 1963; Siamo Italiani, resoconto etnografico sugli emigranti italiani in Svizzera; Vento di Settembre (2002) che indaga sull’emigrazione di ritorno, quella dei vecchietti salentini che, dopo 40 anni in Svizzera, decidono di tornare in provincia, proprio ad Acquarica del Capo.

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Altre storie di emigrazione ci sono in Ritals, di Sophie e Annalisa Chiarello, Ferrhotel di Mariangela Barbanente, ambientato nell’ostello occupato della stazione  di Bari e L’Altra Città di Cristian Sabatelli e Pippo Cariglia, che racconta del mitico torneo di calcio antirazzista, vanto della gioventù leccese.

Ci sono gli omaggi ai grandi, dallo scomparso Vittorio De Seta a Ansano Giannarelli, a Riccardo Napolitano di cui segnaliamo il suo 1904, N.36 sul dramma degli ospedali psichiatrici prima della legge Basaglia.

C’è Formato Ridotto, il film collettivo dove gli scrittori Enrico Brizzi, Ermanno Cavazzoni, Emidio Clementi, Ugo Cornia e Wu Ming 2 sperimentano sulle forme narrative.

C’è Encardia, la pietra che danza di Angelo Kovotsos che rintraccia i legami tra Italia e Grecia attraverso la musica.

La questione italiana. Italy: Love it or Leave it, di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, esplora le ragioni per amare l’Italia o abbandonarla, attraverso un viaggio nell’Irpinia ancora vittima del terremoto del 1980; Unfinished Italy di Benoit Felici che punta gli occhi sulle tante opere incompiute in Italia.

Due storie di grandi eventi collettivi. Tahrir – Liberation Square di Stefano Savona, riprese reali della grande rivoluzione egiziana del 2011 e poi Diaz, il docu-film sui fattacci di Genova 2001. Presenzia lo stesso regista, Daniele Vicari, che è un po’ la celebrity del festival, anche se – ci redarguisce Paolo Pisanelli in conferenza stampa – “Cinema del Reale non ha mai lavorato sullo star system” perché “il cinema deve nascere dal basso”.

L’altro aspetto che gli organizzatori tengono a enfatizzare è che qui non c’è solo il documentario. Cinema del Reale vuole essere piuttosto un “festival per lo sguardo”. Per questo è forte l’attenzione agli allestimenti, alle performance, ai workshop fotografici, alle videoinstallazioni che per quattro giorni illuminano e colorano Palazzo Risolo. Per citarne alcuni: i ritratti Pop&Brut di Marco Biffoli; il foto racconto “glocally” Diariovisioni di Alessia Rollo; Facce, videoinstallazione dello stesso Paolo Pisanelli e Francesco Maggiore; Viaggi sulla SS 275, video sulla spinosa questione della strada che potrebbe sfregiare il volto del Sud Salento.

E non manca la musica. Dai documentari come Encardia e When you’re Strange di Tom diCillo (sui Doors) alle sonorizzazioni dal vivo, il live di Mino de Santis, il live etereo della musicista svizzera IOKOI (foto sopra) e il dj set finale di Populous sulla splendida terrazza del Palazzo, da cui sarebbe bello tuffarsi per l’ultima grande visione della vostra vita.

FV




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